Oltre le Parole: L’uso degli Archetipi e delle Immagini nel Counseling

libri intuiti

​Ti è mai capitato di sentire che le parole non bastano a spiegare come ti senti? Nel counseling, ci troviamo spesso di fronte al “muro del già detto”: raccontiamo i nostri problemi con una logica perfetta, ma l’emozione resta bloccata, invisibile.

Per superare questo ostacolo, nel mio studio ho scelto di integrare uno strumento potente: le carte degli archetipi (come il mazzo intùiti®). Non si tratta di “lettura delle carte”, ma di un ponte verso l’inconscio.

​Perché le immagini funzionano? L’eredità di C.G. Jung

Carl Jung ci ha insegnato che l’inconscio non parla la lingua della logica, ma quella dei simboli e degli archetipi. Gli archetipi sono “modelli universali” (come il Saggio, il Ribelle, il Creatore) che abitano dentro ognuno di noi.

Quando durante un colloquio utilizziamo una carta archetipica, non stiamo solo guardando un disegno. Stiamo attivando una risonanza interna. L’immagine scavalca le difese della mente razionale e ci permette di dire: “Ecco, questo colore rappresenta esattamente il peso che sento sul petto”.

Il “Qui e Ora” della Gestalt

​L’utilizzo delle carte nel counseling si sposa perfettamente con l’approccio della Gestalt. Non ci interessa il “significato universale” della carta, ma quello che accade a te, proprio ora, mentre la guardi.​

L’esperienza fenomenologica: Invece di chiederci “cosa significa”, ci chiediamo: “Cosa provi guardando questa forma?”

​La proiezione: La carta diventa uno schermo su cui proiettiamo i nostri vissuti interni. È molto più facile parlare di una figura su un tavolo che di un dolore astratto

​La chiusura del cerchio: Vedere un problema “fuori di sé” (sulla carta) aiuta a prendere la giusta distanza per poterlo finalmente integrare e risolvere.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Torna in alto