L’estetica del proprio tempo: la bellezza di mostrarsi vissuti in un mondo di matite tutte uguali

Ci sono parole che, pronunciate con una leggera sfumatura di sufficienza, hanno il potere di farci sentire improvvisamente fuori posto. “Sei strana” è una di queste. Una frase breve, quasi banale, che spesso nasconde un invito implicito e strisciante: Ti prego, uniformati.

​A ricordarcelo, con la potenza disarmante della linea e del contrasto, è una splendida illustrazione di NoxInk

matite

Guardiamola insieme. Da un lato del foglio troviamo un piccolo gruppo: tre matite identiche, perfettamente levigate, lisce, prive di qualsiasi venatura o segno particolare. Rappresentano quell’estetica artificiale che la società di oggi ci propone continuamente attraverso filtri, canoni rigidi e stereotipi preconfezionati. È l’illusione di una bellezza “senza tempo”, dove ogni ruga, ogni cicatrice, ogni spigolo o mutamento del corpo viene sistematicamente cancellato o corretto per poter rientrare, docilmente, in una scatola standardizzata.

​Dall’altro lato, separata da uno spazio che è prima di tutto una scelta di libertà, c’è chi ha deciso di non adeguarsi.

Il coraggio della propria materia

La matita sulla destra non è perfetta, e non vuole esserlo. Ha scelto di indossare l’estetica del suo tempo. Il suo corpo mostra orgogliosamente le venature del legno grezzo, le imperfezioni della materia, i segni visibili di una storia vissuta, consumata e proprio per questo autentica. Ha una punta affilata, pronta a tracciare linee profonde, e porta incisa sulla pelle una luna calante: un dettaglio unico che nessun processo industriale avrebbe mai potuto replicare.

​Quando decidiamo di abitare i nostri anni, di non nascondere i nostri vissuti e di rivendicare i nostri corpi per ciò che sono, il “gruppo” si spaventa. Chi si nasconde nell’omologazione della massa vede nella diversità una minaccia alle proprie certezze, e si affretta a bollarla come “stranezza”.

​Ma è la risposta a quel giudizio a racchiudere la vera svolta terapeutica ed evolutiva.

Il potere dei tre puntini: l’assertività del silenzio

Di fronte al “Sei strana”, la matita vissuta non si arrabbia, non grida, non si lancia in estenuanti giustificazioni. Risponde con tre semplici puntini di sospensione.

​Quel fumetto quasi vuoto è in realtà un confine invisibile ma d’acciaio. È un silenzio assertivo, consapevole e colmo di dignità che dice: “Questo giudizio appartiene a te, alla tua scatola, alle tue paure. Non a me. Io non ho alcuna intenzione di smussare la mia punta o di levigare la mia storia per compiacere il tuo sguardo o per farti sentire al sicuro”.

​Rifiutare l’omologazione e gli stereotipi che la società tenta di cucirci addosso non è un semplice vezzo estetico: è un atto di profonda ribellione. Significa fare pace con il tempo che passa, con le metamorfosi che ci attraversano e con quelle fragilità che, se guardate da vicino, scopriamo essere i nostri tratti più preziosi.

La bellezza autentica non ha nulla a che vedere con la perfezione immutabile stampata in serie; risiede nel coraggio di mostrarsi meravigliosamente vissuti.

Ogni volta che il mondo fuori cerca di incasellarci o di convincerci a cancellare i segni della nostra unicità, ricordiamoci di quella matita. Guardiamo le nostre venature, la nostra forma, i nostri dettagli insoliti. E lasciamo che gli altri parlino, mentre noi continuiamo a disegnare la nostra storia, con i nostri tempi e i nostri colori.

Sei riuscito o riuscita a fare pace con i segni del tuo tempo, o senti ancora il peso di dover rientrare in qualche standard? Come rispondi, oggi, a chi cerca di definirti “strano”?

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Torna in alto